lunedì 22 febbraio 2016

Editoria in crisi? colpa di un popolo analfabeta, del digitale, della TV... ecco tutte le scuse


Editoria in crisi? colpa di un popolo analfabeta, del digitale, della TV... ecco tutte le scuse 

Il dato triste lo conosciamo tutti: in Italia il 58% della popolazione non legge neanche un libro all’anno. Siamo, per l’ennesima volta, il fanalino di coda dell'Europa. Più di 4.000 case editrici italiane vivono la frustrazione di pubblicare cose che nessuno legge. Ma da qualche parte deve pur esserci un colpevole, magari il solito.

1 - Colpa della TV
Tra i maggiori indiziati, a detta di molti, c’è quello che ha già ammazzato il cinema: la televisione. Se televisione italiana è un serial-killer, un buco nero che risucchia le coscienze... allora la BBC, la migliore del mondo, a quale catastrofe avrà mai condotto l’editoria britannica? E la teutonica RTL? E La piccola Radiotelevisione Svizzera, che coi mezzi che ha e tutte le lingue che deve parlare è invece un gioiellino degno dei migliori orologiai?
In Germania, Svizzera e Regno Unito in metro, in autobus, in treno vedi gente che legge libri, che legge giornali. Magari su tablet e e-reader. Hanno letto almeno un libro l’anno l’80 - 85% degli svizzeri e dei tedeschi, il 70% degli inglesi, ma anche dei francesi. Ma l’editore italiano non demorde e mi fa notare una cosa: 
“Cosa vedi esposto in vetrina?” 
Dovrei esserne sorpreso?
In vetrina vedi i personaggi noti, amati dal loro pubblico, alcuni anche degnissimi rappresentanti del loro genere. Sono quasi tutti comici e giornalisti, e tutti TV. Ok, è vero. Ma di case editrici che controllano reti televisive non ce ne sono tante, ce ne sono solo due: Mondadori - e sappiamo tutti di chi è - e Cairo Editore. Il secondo non è minimamente paragonabile al primo per dimensioni, diffusione etc. Tutti gli altri, tra grandi e piccoli, si contendono il 70% restante del mercato, facendo però più o meno la stessa cosa, pubblicando personaggi TV. Basta un giretto sui cataloghi per averne conferma. La sensazione, quindi è quella di una editoria intera che cerca di catturare il pubblico-preda recandosi in massa dove si abbevera: davanti alla TV. Una mossa innovativa, rivoluzionaria. Immaginatevi Steve Jobs che dice: ‘Noi abbiamo creato Mac dopo accurate indagini di mercato, con in testa le idee del cliente e non le nostre’. Per darvi un'idea.

2  -Hanno fatto sparire le librerie indipendenti!
Quelle stupende realtà di quartiere dove ti consigliavano un libro come un vino in enoteca, dove il libraio conosceva i tuoi gusti e quello che ti consigliava l’aveva assaggiato per primo. Chiudendo battenti le piccole librerie hanno lasciando sguarniti i quartieri anche appena periferici, costringendo i più grandi divora-libri d’Italia, le casalinghe e i pensionati, a recarsi al centro, dove ci sono i mega-store, le librerie delle grandi catene tipo Ikea e H&M con i commessi dietro una consolle. E quelle indipendenti ancora vive resistono al prezzo di affitti stratosferici. A centellinare i titoli per motivi di spazio. Ma di chi sono i Mega-Store?
Le grosse case editrici, con le loro catene di vendita in franchising possono permettersi di mantenere palazzi al centro stipati con qualsiasi titolo che uno possa immaginare. Quindi, a far sparire le librerie indipendenti non è stata la TV né un buco nero parente di Nibiru, ma le case editrici stesse. Quelle più grandi, in questo caso.


I medio piccoli editori? Sono tutti in rosso dal 1976, 
faticano a pagare gli autori, le tipografie - che stanno fallendo a raffica - faticano a rifornire le librerie, perché i ‘grossi’ sfrattano presto i loro prodotti, i distributori li snobbano eccetera. Ma se parli con il libraio le cose non stanno come dice l’editore, le cose stanno che in un mercato già asfittico e dove il digitale rosicchia quote qua e là, non riescono a promuovere i loro prodotti, non riescono a rifornire in tempo, ad organizzarsi. E quindi la gente compra su Amazon, magari in digitale, perché è stufa dal sentirsi dire che quel titolo non c’è e bisogna ordinarlo. Senza contare le vendite perse di coloro che lo avrebbero comprato, quel titolo se l’avessero visto spuntare da uno scaffale, avrebbero detto: ‘Ma guarda questo è Vita da Squali, di Carcarino Bianchi, ne avevo sentito parlare a cena l’altro ieri!’

3 - “Non ho soldi, ti pago in libri.” 
Quante volte ce lo siamo sentiti dire, noi autori? Sostanzialmente i piccoli, le vittime del mercato globale, vorrebbero quasi tutti trasformare, te autore, in un ambulante di te stesso, far fare a te quello che lui non fa: promuovere, vendere, presentare, muovere il culo.
Eh, sì, le cose però andrebbero meglio se non ci fosse il digitale! Anche questa l’abbiamo letta e sentita quante volte? Mica dal libraio, che avrebbe senso, ma dall’editore. I grandi dicono che le cifre sono irrisorie (e sono quelli che spesso mettono il prodotto digitale allo stesso prezzo) i piccoli dicendo che piratano qualsiasi cosa e che non vale la pena. Tutti accomunati da un profondo disprezzo per il digitale. Se parlasse così un libraio lo starei anche a sentire. Evidentemente l’editore non intuisce che i ricavi, anche con prezzi più bassi, sono addirittura più alti, nel digitale. Un disprezzo che ancora non capisco se viene da un amore viscerale per quel magnifico prodotto artigianale tattile che riescono a produrre, frutto di secoli di sapienza, oppure babbioneria nei confronti di qualsiasi formato che non sia il solito PDF.

4  - "Editoria digitale? PDF, vorrai dire..."

I formati Mobi, iBook, ePub, CBZ, CBR… etc. non sanno neanche cosa sono. Spesso non sanno cos’è un Kindle, un Kobo, un Sony qualsiasi. Forse non sanno che i nativi digitali ormai sono più che maggiorenni e hanno la carta di credito in tasca, ma che dico, nel portachiavi dell’iPad, non guardano più neanche la televisione e che leggono solo ciò che è disponibile nei loro dannati device, dai quali non si staccano mai. Gli editori son quelli capaci di andare a dir loro: ‘ragazzi tornate ai libri di carta!’, dopo la testa così che gli abbiamo fatto con le foreste. Se questi ragazzi leggeranno mai qualcosa lo faranno su uno dei loro dannati tablet, in un formato possibilmente ‘friendly’, e non quell’incubo, sì quello lì: il PDF.

5 -Non sono stati fatti investimenti nel settore” 
Come se lo Stato non intervenisse già, a salvare tutti, dagli incapaci ai meritevoli. Sfugge che nel 2015, invece, sono stati spesi in Italia ben 111 milioni di Euro in e-reader senza calcolare i tablet, che spesso svolgono benissimo la stessa funzione. Quindi l’investimento consistente c’è già stato: l’ha fatto l’utente. Puntando sul digitale.
"Ah, già ma quella non è editoria, quella è ancora peggio!"
"Con il self-publishing non c’è nessun controllo! C’erano già troppi titoli prima, figuriamoci adesso!’
Eh, già. Che delusione l’aver scoperto che esistono formati migliori del PDF, che ospitare la tv nell’editoria s’è rivelata un’arma a doppio taglio, un vero tradimento anche per quanto riguarda i contratti coi più gettonati (quelli dove vince sempre Lui), e che brutta notizia scoprire che la distribuzione, la pubblicità ed il franchising sono dei meccanismi mostruosi, complessi e disumani che tolgono libertà all’individuo, ma soprattutto se lasciati fare ci tolgono ogni possibilità di controllo.




Ma la delusione più grande gliela abbiamo data noi
, agli editori, elìte di pensatori indipendenti, Siamo stati noi popolo di deficienti. Quando, dopo anni di dolorose 
indagini di mercato, gli editori hanno scoperto che siamo gente che ha letto tutt’al più Zora la Vampira e Lando treppalle dal barbiere, che siamo un popolo che culturalmente riesce al massimo a gestire un pizza al taglio, hanno capito che questo miserabile bacino d’utenza merita solo d’essere insultato. Anche la scuola, e la famiglia, hanno le loro colpe per questo terribile risultato. Certo. Certo... Ed è altrettanto 'strano' che 4.000 case editrici italiane, con 25 milioni di lettori siano più in crisi delle 2.650 case editrici britanniche, con 40 milioni di lettori a livello nazionale… accidenti! considerato anche quanto è diffusa la nostra lingua nel mondo.!!!
Non c'è giustizia, per colpa di questo popolo di ignoranti l'ennesimo laureato in lettere sarà costretto ad aprire una pizzeria. E poi ci si mettono anche gli eschimesi, con la loro indifferenza snob per i frigoriferi! Non c'è più religione.