mercoledì 22 maggio 2013

legge chi legge...


Certe cose arrivano ad ondate
per non dire che a volte ti saltano addosso. Da quando, tre giorni fa, m'è tornato in mente il tema dell'editoria, nelle mie mail quasi non si parla d'altro.
Sarà che avendo il tema in mente lo noti di più in mezzo a mille argomenti, ma da autore in cerca di molteplici sbocchi  - un editore ce l'ho, ed è Magenes non posso certo rimproverarmi di aver mai trascurato d'informarmi né di prepararmi sull'argomento.
E perché no? Farmi una nuova opinione personale: una di quelle che rischiano di durare anche un annetto.

Che la gente in Italia non legga è un dato di fatto. Che quando decide di leggere legge soprattutto cose che poi sono appendici, tentacoli, protesi, peduncoli della invadente TV, beh è un altro dato di fatto. E' stata la TV a strappare i lettori alle loro belle letture abbindolandoli con subdoli mezzi? o i nostri, non avendo mai letto d'abitudine neanche i quotidiani, son diventati facili prede della terrificante scatola di controllo masse?



A guardarsi un po' in giro non è difficile rispondersi alla domanda. Basta salire su un treno. Milano-Firenze. Se c'è qualcuno con un libro in mano è più probabilmente uno straniero. Ma non è che gli Italiani se ne stiano con le mani in mano: hanno quasi tutti un computer, un tablet. Come minimo maneggiano uno smartphone. E' come se avessero saltato la fase del libro come lo conosciamo per rivolgersi ad un tipo di comunicazione molto più coinvolgente dal punto di vista sensoriale. Un altro dato di fatto è che c'è tantissima gente che scrive in Italiano: la percentuale di scrittori è altissima rispetto ai lettori. Che gli italiani siano più disposti a raccontare che ad ascoltare?

Tra case editrici in panico davanti all'editoria digitale e al fai da te, tra autori disperati per il precipizio delle royalties e la pirateria, in mezzo a mille domande tra cosa sostituirà il libro nei nostri costumi nel prossimo futuro... mentre tento ancora di farmi un'opinione che duri almeno dodici mesi, incontro molteplici pensieri e cose.

Incontro articoli come questo, che parlano dritti al cuore della questione: stiamo insegnando alle nuove generazioni la bella abitudine della compagnia di un libro, sia esso digitale o cartaceo?

Uno come me, che non riesce neanche a concepire di partire in viaggio senza un libro nella tracolla, o ad immaginare una casa dove non c'è almeno un libro in attesa accanto al letto... uno come me quando legge un articolo così non può trattenersi dal proporlo:

Dieci domande agli editori,
di Annamaria Testa,
su internazionale.it