C’è una cosa che mi piace particolarmente di Marco Benedet scrittore: la sua voglia di portarti dentro il suo mondo. Lo fa senza ricorrere a sotterfugi: ti mostra la scena nel modo più semplice possibile, a volte così semplice che sembra voglia banalizzarla. Uno stile che riflette la quotidianità di luoghi e gesti ripetuti da chi, come lui, ha il privilegio di lavorare come guida subacquea in Mar Rosso, ormai da oltre dieci anni. Quello di Marco Benedet è il mondo delle guide subacquee, ma ancora di più delle creature marine. Un mondo silenzioso dove le correnti nutrono miliardi di organismi che si muovono nelle tre dimensioni. E’ soprattutto sulla vita del mare che si posa lo sguardo dell’autore Benedet, uno sguardo appassionato e scientificamente accorto. I suoi personaggi più che relazionarsi tra di loro si relazionano con il mare, si lasciano interrogare dalle forme e dagli atteggiamenti misteriosi delle creature marine.
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venerdì 19 giugno 2015
Gli squali parlano, di Marco Benedet
C’è una cosa che mi piace particolarmente di Marco Benedet scrittore: la sua voglia di portarti dentro il suo mondo. Lo fa senza ricorrere a sotterfugi: ti mostra la scena nel modo più semplice possibile, a volte così semplice che sembra voglia banalizzarla. Uno stile che riflette la quotidianità di luoghi e gesti ripetuti da chi, come lui, ha il privilegio di lavorare come guida subacquea in Mar Rosso, ormai da oltre dieci anni. Quello di Marco Benedet è il mondo delle guide subacquee, ma ancora di più delle creature marine. Un mondo silenzioso dove le correnti nutrono miliardi di organismi che si muovono nelle tre dimensioni. E’ soprattutto sulla vita del mare che si posa lo sguardo dell’autore Benedet, uno sguardo appassionato e scientificamente accorto. I suoi personaggi più che relazionarsi tra di loro si relazionano con il mare, si lasciano interrogare dalle forme e dagli atteggiamenti misteriosi delle creature marine.domenica 9 novembre 2014
le 10 variazioni dei sognatori - un promo ebook gratis
L’idea è geniale:
un editore sfida gli autori e poi ne fa un e-book gratis:
"Questo è l’incipit, ognuno di voi va avanti a modo suo"
dice agli autori.
L’e-book è un promo GRATIS (scaricabile
QUI) L’editore di 'I sognatori' parte con un riferimento che spacca: Lars von Trier e le
sue cinque variazioni. Mezzeca.
Ma poi ice: dieci.
L’incipit non fa parte del mio DNA in nessun modo.
Una bambina/adolescente
che in un giorno freddo si reca ad un
appuntamento con un pugile cieco... e non ci sono di mezzo i Monty Python o Jodorowsky? Mmmh. Ma il primo racconto
‘Variazione #1 di Alessandro Fralis’ è outstanding.
giovedì 24 ottobre 2013
l'odore dei libri
Carta o elettronica?A quanto pare il dilemma tra e-book o cartaceo riguarda più da vicino scrittori, editori e (di conseguenza) i distributori, perché gli utenti, a sentirli, hanno già deciso. Tantissimi dicono di avere già scelto da quale mercato attingere: c'è chi vuole risparmiare (malgrado molte case editrici italiane propongano prezzi a dir poco aberranti per l'e-book) c'è chi è stanco di non trovare i titoli in libreria, chi in libreria al centro proprio non ci vuole (o non ci può) andare, chi non ha più pareti cui appoggiare l'ennesima Billy.
C'è anche chi legge sempre in aereo. E le compagnie charter, con la loro politica sui limiti di peso se non aiutano la subacquea ed altri sport 'minori', non aiutano neanche la lettura, tanto che ci mettono davanti al dilemma della torre ogni volta che facciamo la valigia: "Chi butto giù?"
Nella sottile guerra promozionale tra peso e spazio un sacco di gente preferisce alla fine rinunciare a quello che è probabilmente il suo miglior compagno di viaggio. Perché la carta, come la giri la giri, per sua natura finisce sempre per eccedere tutti e due i limiti.
Nel tipico scenario di 'all'ombra di una palma su una spiaggia bianca che più bianca non si può', in faccia a un mare che ha 'più sfumature di quante voi che non c'eravate avreste mai potuto immaginare', una rivista d'attualità, infarcita di notizie su governi che si dimettono, torture in medio oriente, politici che strillano e pubblicità di oggetti trend 'mai più senza', beh, a me disturberebbe assai. Non le permetterei di invadere la mia pace.
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| zanzibar: 3-13 |
Parliamo quindi di foreste abbattute, di benzina, traffico ed inquinamento prodotti per portare avanti e indietro, con un sistema capillare simile ai nostri vasi sanguigni, tonnellate di carta.
Per chi di editoria non è pratico sappia che il sistema delle rese è un tale spreco ed è così delirante che addirittura l'IVA (nell'editoria) ha un regime a sé. Non è uno sconto fatto alla 'cultura', come alcuni potrebbero pensare: nel tentativo di trovare una soluzione razionale all'insano delirio che è il sistema delle rese si son messi le mani nei capelli anche alle Entrate. Ed hanno decurtato dell'80% ma con pagamento alla fonte sul prezzo intero.
Insomma: tra titoli a disposizione, costo, velocità e comodità, nel reperire un testo, rispetto dell'ambiente, peso, ingombro... non dovrebbero esserci molti dubbi.
Eppure c'è chi non rinuncerebbe mai alla carta.
Chi, come il dr. Livingstone, malgrado i frequenti traslochi transoceanici e una biblioteca di qualche migliaio di tomi, dice:
"Preferisco la carta. Anche perché la maggior parte di queste pubblicazioni sono testi indispensabili per il mio lavoro, edizioni spesso introvabili, o non reperibili in PDF, nè in altri formati elettronici." e lui è il primo caso che mi viene in mente. Anche perché è di tutti il caso più estremo sotto ogni suo aspetto.
E no che non parliamo di trogloditi rifiutati dalla tecnologia moderna - più che viceversa - ma persone ben inserite nella tecnologia. Tra loro ci sarà anche qualche snob innamorato di oggetti di culto, il viceversa di cui si parlava, ma siamo sicuri che si tratti solo di snobismo?
Fate attenzione a cosa succede se parlate con chiunque sia a favore del cartaceo e gli domandate perché lo è. Inizierà a muover le mani come per aprire un libro, sfogliarlo. In sostanza vi descriverà minuziosamente la sua irrinunciabile esperienza tattile. Qualcosa di tangibile cui l'uomo è abituato da quasi 500 anni.
Un libro, infatti, non è solo un'esperienza intellettuale, è anche un'esperienza sensoriale, fatta di diversa consistenza e ruvidità della carta, di suoni, di immagini: le pagine frugate dal vento, come se il vento volesse leggerle. Anche se potete aggiustarvi il font, con un Kindle... certe cose non possono succedervi.
Ma c'è di più: tra le esperienze sensoriali ce n'è una, la più evocativa, la più potente e coinvolgente di tutte. Un'esperienza che solo un oggetto fatto di materiale vivo, come lo sono le fibre provenienti da un organismo a base di carbonio, può dare.
- prima parte
leggi anche:
http://life.wired.it/news/2013/07/31/nel-mondo-si-continua-a-stampare-troppo.html
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lunedì 1 luglio 2013
ma chi me lo ha fatto fare? intervista allo scrittore marco benedet
A ‘Ma chi me lo ha fatto fare?’, di Marco Benedet, manca un sottotitolo:
‘le avventure di un istruttore riluttante.’
Al personaggio di Benedet non
piacciono le immersioni notturne, proprio non gli vanno giù, soprattutto
d’inverno, dove anche a Sharm si può patire un po’ di freddo. Le pagine
scorrono piacevoli, tra riflessioni del protagonista, scherzi, descrizioni,
ricordi belli e intensi (notevole la scena in cui i nostri tre amici liberano
un’orata dalla lenza). Tutto fila come in un romanzo di mare, anzi di
subacquea. Ad un certo punto, però, mi stacco dal libro e mi domando: “Dove vuole portarmi, Marco?”
Tutto gira intorno alla guida che NON vuole fare l’immersione
notturna. Esattamente il contrario di
quello che ti aspetti in un romanzo di mare e avventure Benedet non ti vende l’immersione, ti vende il suo
arrampicarsi sugli specchi nell’intento di convincere i due suoi amici, giunti
in Mar Rosso per immergersi con lui, a NON fare l’immersione notturna. Il tutto ha un
buon ritmo. Conoscendolo, Marco è un tipo molto meticoloso, penso a una scelta stilistica.
Decido di chiederlo a lui.
Decido di chiederlo a lui.
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