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venerdì 2 febbraio 2018

libri letti nel 2017

Ne ho letti pochi, pochissimi, alcuni libri li ho abbandonati. Ho letto cinque volte sotto la media, per lo più manuali, lavori di amici o libri sui quali dovevo scrivere una recensione. Nel 2017 ho viaggiato tantissimo per lavoro e per presentare l'ultimo libro.
Devo ringraziare Ryanair e altre compagnie low cost, che limitano lo spazio e il peso in cabina
Ma anche alcune case editrici che per principio si rifiutano di pubblicare in digitale. Sul comodino ne ho quindici. Ma solo otto ce l'hanno fatta (o quasi)


Skeleton Coast, Clive Cussler - abbandonato.
Fatico molto a seguire stereotipi americani, personaggi clichè. Qui m'intrigavano i luoghi, dove sono stato un paio di volte, ma se il traduttore scrive Corrente del Bengala invece di Corrente del Benguela, la pazienza e la curiosità che gli avevo dedicato... vaporizzano.

Ogni cosa è indeterminata, Robert P. Crease, Alfred Scharff Goldhaber
Speravo di capire finalmente qualcosa di più nella meccanica quantistica, ma resto al punto di partenza. Proverò a rileggerlo.

Self Editing for Fiction Writers, Renni Browne, Dave King
Un manuale superlativo, visto che la figura dell'editor oggi è quella del ghost writer, dedicata esclusivamente a correggere e zappare biografie di calciatori e di soubrette. Se siete nuovi autori senza audience pregressa dimenticatevi qualsiasi editing da parte della casa editrice.

Il mondo d'acqua, Frank Schätzing
Un fantastico saggio sul mondo marino, ma ho dovuto smettere di leggerlo per non rovinarmi la sorpresa del libro che ha ispirato la sua pubblicazione: il libro qui sotto. 

Il quinto giorno, Frank Schätzing
Una vera rivelazione. Uno dei libri più belli che abbia letto in questa vita. 

Fumetti subacquei, Loris Cantarelli, Paolo Guiducci, Fausto Rambelli
Una celebrazione della subacquea attraverso i comics. Cinque chili di libro.

Vacanze subacquee DeLuxe, Marco Benedet
Difficile esprimersi su un libro per il quale hai fatto da editor e non ti hanno ascoltato del tutto...

Sinai, La terra illuminata dalla Luna, Fabio Brucini, Lelio Bonaccorso
Un libro a fumetti dove ho riconosciuto la metà (almeno) dei personaggi e dei luoghi. Altro capolavoro.

Degli ultimi cinque aspettatevi una recensione

Dimenticavo: I 49 racconti di Hemingway (quelli che mancavano)


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martedì 20 dicembre 2016

Le anatre selvatiche volano al contrario - Tom Robbins


Questa raccolta di articoli e racconti è stata per me una fantastica occasione per sbirciare un po’ dentro la vita di Tom Robbins, elusiva rock star della letteratura, autore cult capace di riempire interi stadi, ma poco incline ad apparire in TV e social media. 
E scopro che, come me, nutre una passione sfrenata per i luoghi selvaggi, per le spedizioni avventurose e un amore smodato per l’Africa.
Se un giorno mi perderò in canoa nel delta dell’Okavango… sappiatelo, sarà anche colpa sua.
Quando Tom Robbins ti descrive l’Amazzonia, o il deserto siriano, puoi esser certo che c’è stato davvero, e non con una lussuosa spedizione VIP, nè con un reality, stai certo che c'è andato al seguito di un gruppo di ricerca o di un operatore turistico che titola "Qui viaggi estremi," 

Non è per niente un buffone, Tom Robbins. Quando mette in burla il Papa, o ti serve l’incongruenza esilarante  tra ‘i maschi che pranzano sempre col cappello in testa’ e le immense vagine cosmiche raffigurate nell’arte rupestre nativa americana è serissimo. Non ti sta raccontando neanche un briciolo di balla, né ti sta rompendo i marroni con un'infanzia difficile: ti sta raccontando quanto è pazzo e divertente il mondo. Perchè il puiù grande spettacolo è la realtà.
Nelle raccolte ovviamente c’è di tutto, cose eccelse, cose meno, cose esilaranti, cose così e così. 
Ma senza questa raccolta non avrei mai avuto un quadro su una figura che non 'esterna' sui social la sua vita privata.

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martedì 2 febbraio 2016

Congo - David Van Reybrouck


Sono pochi i libri capaci di reimpostare le prospettive e di trascinarti in un'altra realtà al punto che quando li hai finiti ti sembra di emergere da una profonda vertigine. Congo, come Cuore di Tenebra e Alla curva del fiume di Naipaul, è uno di quei libri.
Questo poderoso romanzo del Congo ti risucchia dentro l'enorme bacino fluviale fin dalle prime pagine. Lo fa con l'immagine del suo immenso estuario:

"Ti trovi a centinaia di miglia dalla costa, ma già lo sai: qui comincia la terra. Il fiume Congo si getta nell'Oceano Atlantico con una forza tale da cambiare il colore dell'acqua per centinaia di chilometri."


Sei subito sopraffatto dalla sua grandezza. Il suo confine orientale e quello occidentale della nazione sono distanti quanto Mosca da Parigi. Un viaggio esplorativo mozzafiato nel Congo moderno e coloniale che, se nello spazio inizia dalla foce proprio come in Cuore di Tenebra ma nel tempo inizia da Stanley e da Tippu Tip: da un esploratore britannico e un mercante di schiavi di Zanzibar.
Tutto comincia al suono di quei tamburi lontani che furono il telegrafo delle tribù nella boscaglia, tutto inizia con la rapacità irresponsabile di re Leopoldo del Belgio, che incarica proprio Stanley (quel Henry Morton Stanley che trovò Livingstone in Uganda) di aprire una via commerciale. Gli chiede a titolo personale di gettare le basi per una colonia 'privata' del re. Territorio che viene 'concesso' al reale del Belgio senza troppi problemi dalle potenze europee grazie alla condivisa ottica Bismarkiana delle 'aeree di influenza'.

Tippu Tip - Henry Morton Stanley 1890

Il Congo e la crisi della gomma, l'avorio e la manioca, i diamanti e il rame, attraverso testimonianze dirette, voci dell'altro mondo, teneri racconti di ultracentenari che ricordano ancora i missionari e le frustate. Donne in fuga, cantanti amici di presidenti, bambini soldato. E poi gli evolueé, i congolesi 'evoluti' che prima dell'indipendenza vestivano all'occidentale, si comportavano da occidentali, e tra loro Lumumba, Tschombé e Mobutu. L'indipendenza e il Katanga, la miniera del mondo, un suolo infarcito di rame, uranio, cobalto, coltan e terre rare, il Katanga e le sue secessioni fomentate dalle multinazionali e da vicini scomodissimi, come il Ruanda, che poi esportò il genocidio oltreconfine dopo aver fatto 'pulizia' in casa scatenando la guerra infinita, la guerra mondiale africana e la più imponente missione militare dell'ONU. Violenza, saccheggio e antropofagia, per niente rituale, mercenari osannati come angeli custodi nei campi da tennis, nelle piscine. Il filo spinato delle città minerarie.
E poi Kabila, e una Cina che ha bisogno del Congo e delle sue materie prime disperatamente, e i Congolesi che grazie alla Cina, incredibilmente, ricominciano a sognare un futuro che non contiene altra guerra, altra corruzione, presidenti e imperatori megalomani, tortura, genocidio. Un paese che non sarà mai come nessun altro proprio per la immensa sua ricchezza, ma sul quale dovremmo saperne tutti di più e non solo chi ama l'Africa, perché il Congo non è indietro nella Storia, è avanti per raccontarci cosa ci aspetta dietro l'angolo:
"Tuttavia non erano l'Uganda e il Ruanda a trarre i maggiori vantaggi da quel saccheggio di materie prime del Congo Orientale. In una economia in fase di globalizzazione anche gli stati non erano che anelli intermedi di un insieme di reti commerciali internazionali complesse e in costante trasformazione. [...] A trarre profitto dalla ricettazione delle materie prime provenienti dal Congo erano gruppi minerari multinazionali, oscure compagnie aeree, trafficanti d'armi noti ma inafferrabili, uomini d'affari corrotti in Svizzera, Russia, Kazakistan, Belgio, Paesi Bassi e Germania. Costoro operavano in un mercato molto libero. Da un punto di vista politico, il Congo era un disastro, economicamente un paradiso - per lo meno per alcuni. Gli stati in decadenza sono i successi all'attivo di un neoliberalismo sfrenato." 
Capolavoro.
http://www.feltrinellieditore.it/autori/autore/van-reybrouckdavid/

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giovedì 27 marzo 2014

alla curva del fiume - v. s. naipaul



Salim è un giovane indiano d'Africa, uno dei tanti piccoli commercianti che operano nei vicoli e nelle stazioni commerciali del continente, ed è musulmano. La strage del mercato a Zanzibar, nel 1964, quando arabi e musulmani furono uccisi a colpi di machete dalla folla è un ricordo fitto di presentimenti. 
Fugge in Congo, nel cuore del continente, dove la giungla ingoia le città e il fiume ti entra fin nelle ossa, malsano, malarico. E' l'Africa che si riprende tutto.  Un continente dalla natura rigogliosa, denso di ricchezze e di speranze. Ma il cuore degli uomini è avvelenato dall'odio, è alla mercé del più forte, del più prepotente. E' l'Africa perennemente in bilico tra i miraggi di benessere e l'inferno, è l'Africa che si riprende indietro i sogni, le speranze, ogni barlume d'umanità. Come le muffe s riprendono i muri.

E', quella di Naipaul, un'Africa (almeno per molti) inedita, vista dagli occhi di un non europeo espatriato e senza più radici in cerca di stabilità più che di fortuna. Un'Africa sviscerata in un libro magnifico, all'altezza di Cuore di Tenebra.
In quanto allo stile,
 sentite cosa ha dichiarato V.S. Naipaul in un'intervista:
Vorrei una prosa trasparente, non voglio che il lettore inciampi su di me; voglio che lui veda attraverso le mie parole ciò che sto descrivendo. Non voglio che lui dica "Oh, santo cielo, com'è scritto bene!": sarebbe un fallimento.

Alla curva del fiume è ora disponibile sul mio bookstore

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