martedì 2 febbraio 2016

Congo - David Van Reybrouck


Sono pochi i libri capaci di reimpostare le prospettive e di trascinarti in un'altra realtà al punto che quando li hai finiti ti sembra di emergere da una profonda vertigine. Congo è uno di quei libri.
Questo poderoso romanzo del Congo ti risucchia dentro l'enorme bacino fluviale fin dalle prime pagine. Lo fa con l'immagine del suo immenso estuario:

"Ti trovi a centinaia di miglia dalla costa, ma già lo sai: qui comincia la terra. Il fiume Congo si getta nell'Oceano Atlantico con una forza tale da cambiare il colore dell'acqua per centinaia di chilometri."


Sei subito sopraffatto dalla sua grandezza. Il suo confine orientale e quello occidentale sono distanti quanto Mosca da Parigi. Un viaggio esplorativo mozzafiato nel Congo moderno e coloniale che, se nello spazio inizia dalla foce proprio come in Cuore di Tenebra, nel tempo inizia da Stanley e da Tippu Tip: da un esploratore britannico e un mercante di schiavi di Zanzibar.
Tutto inizia così, al suono di quei tamburi lontani che furono il telegrafo delle tribù nella boscaglia, inizia con la rapacità irresponsabile di re Leopoldo del Belgio, che incarica proprio Stanley, quel Henry Morton Stanley che trovò Livingstone in Uganda, di aprire una via commerciale, gli chiede a titolo personale di gettare le basi per una colonia 'privata' del re. Territorio che viene 'concesso' al reale del Belgio senza troppi problemi dalle potenze europee grazie alla condivisa ottica Bismarkiana delle 'aeree di influenza'.

Tippu Tip - Henry Morton Stanley 1890
Il Congo e la crisi della gomma, l'avorio e la manioca, i diamanti e il rame attraverso testimonianze dirette, voci dell'altro mondo, teneri racconti di ultracentenari che ricordano ancora i missionari e le frustate, donne in fuga, cantanti amici di presidenti, bambini soldato. E poi gli evolueé, i congolesi 'evoluti' che prima dell'indipendenza vestivano all'occidentale, si comportavano da occidentali, e tra loro Lumumba, Tschombé e Mobutu. L'indipendenza e il Katanga, la miniera del mondo, un suolo infarcito di rame, uranio, cobalto, coltan e terre rare, il Katanga e le sue secessioni fomentate dalle multinazionali e da vicini scomodissimi, come il Ruanda, che esportò il genocidio oltreconfine dopo aver fatto 'pulizia' in casa scatenando la guerra infinita, la guerra mondiale africana e la più imponente missione militare dell'ONU. Violenza, saccheggio e antropofagia per niente rituale, mercenari osannati come angeli custodi nei campi da tennis, nelle piscine, il filo spinato delle città minerarie.
E poi Kabila, e una Cina che ha bisogno del Congo e delle sue materie prime disperatamente, e i Congolesi che grazie alla Cina ricominciano a sognare un futuro che non contenga altra guerra, corruzione, presidenti e imperatori megalomani, tortura, genocidio. Un paese che non sarà mai come nessun altro proprio per la immensa sua ricchezza, ma sul quale dovremmo saperne tutti di più, e non solo chi ama l'Africa perché il Congo non è indietro nella Storia, è avanti per raccontarci cosa ci aspetta dietro l'angolo:
"Tuttavia non erano l'Uganda e il Ruanda a trarre i maggiori vantaggi da quel saccheggio di materie prime del Congo Orientale. In una economia in fase di globalizzazione anche gli stati non erano che anelli intermedi di un insieme di reti commerciali internazionali complesse e in costante trasformazione. [...] A trarre profitto dalla ricettazione delle materie prime provenienti dal Congo erano gruppi minerari multinazionali, oscure compagnie aeree, trafficanti d'armi noti ma inafferrabili, uomini d'affari corrotti in Svizzera, Russia, Kazakistan, Belgio, Paesi Bassi e Germania. Costoro operavano in un mercato molto libero. Da un punto di vista politico, il Congo era un disastro, economicamente un paradiso - per lo meno per alcuni. Gli stati in decadenza sono i successi all'attivo di un neoliberalismo sfrenato." 
Capolavoro.
http://www.feltrinellieditore.it/autori/autore/van-reybrouckdavid/

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