mercoledì 18 dicembre 2013

scilla storia di uno squalo bianco - un libro di massimo boyer per magenes


Scilla, 
così la battezzeranno i giornali al suo primo incontro con l’uomo, è una femmina di squalo bianco che dall’Oceano aperto entra nel Mediterraneo. 
   Un percorso irrinunciabile, indicato da correnti profonde, masse d’acqua dalla salinità e temperatura diverse.  In quel mondo fluido, fatto di forze quasi invisibili ma in perenne movimento, odori e vibrazioni sono le guide sensoriali più affidabili. 
   Un orologio antico scandisce gli appuntamenti coi cicli vitali, ma l’uomo, con la sua guerra contro le specie selvatiche, con le sue paure isteriche, rischia di minare la sopravvivenza di una specie antica, forse più antica del Mediterraneo stesso.  

   Scritto con uno stile asciutto, quasi  visivo, Massimo Boyer, biologo marino e autore di libri fotografici, ci propone il suo primo romanzo.

“Ho scelto luoghi che conosco bene, che mi stanno a cuore – racconta Boyer - per ambientare molte delle scene.”  


   Anche l’argomento gli sta a cuore: gli squali vittime di una caccia criminale. Massimo Boyer  come protagonisti sceglie uno squalo bianco femmina e Gabriele Vargas, biologo marino e testimonial di un importante progetto di conservazione. Vargas è un alter ego letterario di Boyer ed ha un compito difficile: cambiare l’immagine mediatica dello squalo. 
   Lo squalo è un tipo che non gode di simpatie. Ben lontano dall’antropomorfismo che possiamo cogliere nello sguardo dei cetacei, anche nelle metafore lo squalo ha sempre accezione negativa. Se i media parlano di lui è solo quando, per errore, uccide qualcuno.

“Lo squalo, ” dice Massimo Boyer, “con questi occhi apparentemente freddi, non ispira simpatia.”
Boyer , e Vargas, non tradiscono Scilla, non la svendono dipingendole lampi da cucciolo nello sguardo, facendola diventare vegetariana. Non c’è niente da redimere in un essere che svolge puntualmente il suo insostituibile compito nella natura. Quel compito non è uccidere gli umani, ma tenere sotto controllo le malattie all’interno dei banchi, le popolazioni di altri predatori. Il messaggio fatica a raggiungere il pubblico, perché i media vogliono il sangue.

“I media rimpinzano il pubblico di mascelle dentate, di tentati attacchi farlocchi, di subacquei che respirano ‘ossigeno’, pur di fare audience, senza mai un approfondimento.” 
E’ questo il contesto che si trova ad affrontare il biologo marino e subacqueo Vargas. 
E i governi?
“Alcuni governi, come le Fiji, per esempio hanno capito che uno squalo vivo rende molto di più di uno squalo morto; - dice Boyer - gli introiti del turismo subacqueo superano facilmente quelli del finning, ma in pochi se ne accorgono, pochi arrivano a capire che le immersioni con gli squali sono molto ambite e remunerative per le realtà locali. Anche perché lo squalo, nutrendosi dei predatori degli erbivori, facilita la crescita numerica di specie come i pesci pappagallo, per esempio, che si nutrono d’alga, che è l’antagonista dei coralli. Purtroppo lo squalo, a differenza dei tonni e di altre specie più pregiate non è stato mai gratificato da progetti (e finanziamenti) importanti perché, almeno da noi in occidente, è stato sempre visto come una cattura accidentale, una specie economicamente non interessante.”

“E’ soprattutto l’uomo della strada che deve fare amicizia con lo squalo.” osserva Vargas. 
Ma come farlo senza tradire questi animali trasformandoli in una specie da circo, come per esempio con certi tipi di shark-feeding, o snaturandoli in personaggi disneyani? Come portare lo squalo nei salotti e non in tavola? Lo domando a Boyer.
“E’ difficile: nell’ambiente dei subacquei e di chi si occupa di conservazione marina il problema squalo è conosciuto e molto sentito, ma restiamo, purtroppo, in un ambito ristretto di persone. Tra l’altro ci sono interessi forti a lasciare lo squalo dov'è, ma il problema degli squali, di questo massacro inutile (circa 80 milioni di uccisioni all'anno nda) per poter essere affrontato, ha bisogno di un pubblico più grande. E spero che Scilla riesca a raggiungere un pubblico più vasto dei soliti… noi.”
Da Melville a Paolo Conte, passando per Bollani e Jim Morrison, Boyer ci porta nel mondo reale, un mondo che non è diverso da quello del protagonista di un giallo ben costruito. Ci porta in una Liguria che si stringe tra mare e montagna, come il carattere dei suoi abitanti, ma soprattutto ci porta giù, nel mare dove Scilla, femmina trentaduenne di squalo bianco, nuota senza mai fermarsi, eseguendo ordini atavici, come quando raggiunge il canale di Sicilia per partorire.

 “Gli squali possono essere felici? - si domanda a un certo punto la voce narrante che segue Scilla nel suo viaggio - Se la risposta fosse sì, allora tu saresti felice.”  
Scilla 
- storia di uno squalo bianco - 
di M.Boyer ed. Magenes

questo articolo è apparso su il corriere del ticino del 21.11.13

dall'autore con dedica: edge-of-the-reef

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