martedì 13 gennaio 2015

la follia di almayer - la profezia di conrad sul post colonialismo

1895: ‘La Follia di Almayer’, primo romanzo di Conrad, assume una valenza profetica non solo sul colonialismo ma anche sul post-colonialismo che è roba dei nostri giorni. L’abbandono cinico, quasi rabbioso delle colonie al loro destino e alle fameliche interferenze delle multinazionali e di  un Islam rampante che riempie tutti i vuoti morali e di potere è cronaca di adesso. In Almayer’s Folly le tribù in questione son quasi tutte di stirpe Dayak. Ve li ricordate i famosi tagliatori di teste? Bene, il linguaggio è ovviamente quello dell'epoca e Conrad è - in ogni caso - il primo autore occidentale a esprimere una critica feroce del colonialismo. La follia di Almayer è il suo libro d’esordio. 
'Stilisticamente debole' borbottano alcuni critici. 


Almayer, un colono olandese, sposa una donna malese che disprezza. Ama la sua dote. Lei è l’unica sopravvissuta ad uno scontro tra mercanti e pirati. Un avventuriero inglese l’adotta come figlia e Almayer la prende in moglie pur trovando segretamente vergognoso l’avere accanto una selvaggia di ‘infimo rango’. Almayer mira alla ricchezza del benefattore di lei. Lei sopporterà la presenza di Almayer con il fatalismo spietato di una stirpe abituata a schiavizzare e a uccidere, o viceversa. Non c'è compromesso, lei si sente schiava di un alieno. Quattro anni di convento dalle suore non l'hanno fatta diventare una occidentale. Neanche un po'.

wikipedia - licenza creative commons
Dalla loro unione malata nasce Nina, una meticcia che possiede i caratteri di entrambi i genitori. E’ bellissima come lo sono i portatori di geni molto diversi, ha la lucidità polemica e le sfrontatezza di una donna occidentale e il cuore indomabile di una discendente dei pirati. Nel tentativo di educare Nina allo stile di vita occidentale il padre la spedisce da una famiglia di europei. Ma Nina riceve solo sottili insulti, commenti di malcelato disprezzo per il colore della sua pelle, per le sue piccole abitudini selvatiche, il suo non essere carne né pesce. Lei capisce che non c’è modo che gli occidentali possano accettarla completamente. Lei da allora nutre un odio viscerale per i bianchi, odio che che risparmia solo il padre, che ama. Non lo mette neanche al corrente, perché non vuole che lui si senta in dovere di vendicarla.

dayak - wikimedia.org/wikipedia/commons
Il padre, Almayer, ormai alcolizzato – vive una vita non sua - dirige una stazione commerciale lungo un fiume dell’isola di Sarawak, nel Borneo Indonesiano, luogo selvaggio che gli olandesi cercano di controllare. Non solo loro: ci sono gli inglesi, gli arabi. E i ribelli che cercano polvere da sparo. Tutti cercano di sfruttare le lotte tribali intestine, tutti cercano di approfittare dell’arretratezza e del degrado in cui vivono tribù in preda a credenze ormai fallaci, davanti a una tecnologia militare avanzata, e succubi di una natura che non perdona
“Vengono da noi con la bocca piena di richieste
e le pistole appese alla cintola.”
Almayer, il padre di Nina, è uno di loro. E’ lì per l’oro. E basta. A monte, nella giungla impenetrata, c’è un filone d’oro, questo è il vero scopo della sua missione commerciale. Per quell’oro lui sopporta tutto: una moglie che non ama e che lo disprezza, la vicinanza di capi subdoli. Ma senza alleanze, uccisioni e intrighi non riuscirà a sfruttare quel filone nel cuore selvaggio dell’isola. Lui vuole quell’oro per tonare in Europa ricco e potente, vede un futuro radioso per se e per Nina. Non sopporta però l’offerta di un influente mercante arabo che offre di comprare Nina. Vuole farne la prima delle sue quattro mogli, la favorita del sultano. Almayer lo manda via offendendolo, garantendosi così un nemico a vita.

bali, claudio di manao
Spunta un giovane principe, figlio di bramini, viene da Bali. E’ un hindu e non si fida degli arabi. Stringe alleanze con i capi locali ed è disposto a finanziare la spedizione di Almayer per cercare l’oro, ma in cambio vuole polvere da sparo. Almayer, infrangendo la legge olandese, glie la concede.
Tra Nina e il principe scocca il classico colpo di fulmine. Nasce una storia clandestina, da manuale della letteratura di genere e degna di un Flaubert – con il quale curiosamente Conrad condivide il segno zodiacale – ma sorprendente in un autore di mare così rigoroso, maschile. In questo frangente la narrazione è vista da Nina: ne esce una figura femminile per l’epoca insolita, una figura femminile gigantesca.

Il brigantino del principe, carico d’esplosivo, viene intercettato dagli olandesi. L’equipaggio fugge, e l'imbarcazione viene fatta esplodere uccidendo due marinai olandesi. Nina, istruita brevemente dalla madre a non cedere mai, a non avere mai pietà di se stessa né di nessuno, ad obbedire solo alle leggi tribali, raggiunge il principe ormai braccato dagli olandesi. La madre, che ha incassato dal principe la dote di Nina, fugge e cerca protezione dal Raja locale, uno che vorrebbe vedere Almayer morto. Almayer si mette sulle tracce di Nina, la trova e arriva a minacciare lei e il principe con una pistola. Il padre-padrone vuole Nina indietro come fosse una cosa di sua proprietà. Quel miscuglio di razze, di idee, culture, razionalità e passione che è Nina è in effetti l’unica cosa bella che Almayer abbia mai prodotto nella sua vita di colonialista, d’avventuriero fallito.

Non capisce che Nina non l’avrebbe mai seguito in occidente e che non si sarebbe mai arresa a diventare una donna occidentale e che la storia degli insulti e del disprezzo le brucerà per sempre. E lui cosa fa? Insulta il principe davanti a lei. Dice Almayer: non potrai mai abituarti a vivere con un ‘selvaggio’, un uomo mezzo animale e senza leggi che certamente ti ridurrà in schiavitù! Un ricercato che farà saltare in aria altri bianchi...
Almayer non capisce che la giungla, natura mai addomesticata, si riprende sempre tutto.

apocalypse now, film ispirato a un romanzo di conrad
Ma capisce anche che se uccidesse il principe ribelle, la sua esistenza con Nina accanto sarebbe comunque devastata. Così lui li aiuta a fuggire gli olandesi, suoi connazionali, ma promette a Nina e a se stesso di dimenticarsi di lei. Dice di poterci riuscire, in realtà non può. 

Dà fuoco a una parte della sua casa, quella che conteneva le carte dei suoi sogni e si ritira a vivere con la scimmietta che lui salva dal rogo. Poi si dà all’oppio, diventando schiavo di un cinese, incontrando così la pace che non ha mai avuto. Lo trovano morto, ma con una espressione felice in viso, felice di aver abbandonato la sua esistenza miserabile, inconcludente, fitta di sogni illegittimi, ma nei quali tutto l’occidente crede ancora con fermezza. E coloro che trovano il suo cadavere sono quelli che recitano in coro:
“Sia benedetto Allah il misericordioso! Il compassionevole!” 
- come in un'orazione funebre. Sono queste le ultime parole nel romanzo.