mercoledì 29 aprile 2020

storia di una balena bianca raccontata da lei stessa - luis sepúlveda



Un capodoglio spiaggiato viene trainato al largo per essere sepolto in mare. Un ragazzo di etnia lafkenche, la Gente del Mare, offre una conchiglia al narratore. Quel dono lo metterà in contatto con lo spirito del capodoglio, che gli racconterà la sua storia. E la sua consegna.

“La tua missione, giovane capodoglio del colore della luna, sarà di vivere tra le acque dell’Isola Mocha e la terraferma, e di prenderti cura delle quattro balene vecchie, mentre noi aspetteremo nella vastità dell’oceano d’intraprendere il viaggio finale.”

In un racconto che sembra una fiaba Sepúlveda attinge alla sua profonda conoscenza del mare intorno alla Patagonia, delle sue storie, e dei sogni e simboli delle antiche popolazioni locali. Tessendo insieme tradizioni, natura e inconscio collettivo, l’autore ci lascia intravvedere il profondo intreccio in cui mito, cuore, sogno e memoria storica si sovrappongono e si collegano. Dagli spiriti dei defunti alla biologia del capodoglio, da un popolo simbiotico con il mare ai primi sfruttatori delle sue risorse, il racconto del grande cetaceo assume il carattere del mito: quello di una storia senza tempo. Ma un inceppamento giunge a fermare il travaso costante dall’eterno passato al presente. Qualcosa di sconosciuto, che arriva da lontano.

“I balenieri appartengono a questa specie di uomini venuti dal mondo dell’ingratitudine e dell’avidità.”

Fedele alla sua consegna il capodoglio si batte per difendere i suoi simili. Entrerà nella leggenda e nelle cronache anche di quegli uomini che non conoscono il flusso eterno degli eventi, la magia del rituale e del rispetto per il mare ed i suoi abitanti.

In ‘Storia di una balena raccontata da lei stessa’ ritorna, come dal suo primo successo: ‘Il vecchio che leggeva romanzi d’amore’ il tema della natura saccheggiata, della sua furia selvaggia contro i suoi assassini. In questo breve romanzo lo fa ribaltando la prospettiva di un altro, famosissimo, romanzo di mare. 
Ci riesce regalandoci non solo un colpo d’occhio diametralmente opposto a quello di un Achab, ma portandoci nel vivo di antiche leggende, di affascinanti aneddoti e nell’anima stessa di un mare vitale, magnifico quanto difficile. Nonché nel cuore di un capodoglio che i superstiti della baleniera Essex battezzarono Mocha Dick, e a cui Melville, cambiò il nome.

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