venerdì 24 gennaio 2014

non è un paese per vecchi - cormac mcCarthy

McCarthy è un altro che non fa sconti. 
Non ha pietà per i fronzoli, non si lascia tentare dagli svolazzi né dal linguaggio 'creativo', al quale siamo abituati qui, in un questo luogo lontano dal Texas quanto dalla narrazione incisiva. 
Dall'inizio alla fine del romanzo tu Llewelyn Moss lo vedi, lo vedi scrutare l'orizzonte col binocolo, lo vedi caricare il fucile Mauser, lo vedi pensare. Vedi le nuvole di polvere intorno ai suoi stivali nella notte, con dietro i fari e i lampi delle armi da fuoco.

Vedi Chigurh
Guardami, disse Chigurh. L'uomo lo guardò per un attimo e poi si girò di nuovo.  Parli la mia lingua?  Sì.  Non voltare gli occhi. Voglio che mi guardi in faccia. L'uomo guardò Chigurh. Guardò la luce pallida del nuovo giorno che cominciava a spandersi dappertutto. Chigurh gli sparò in fronte e poi rimase lì chino ad osservarlo. A osservare i capillari che gli si spaccavano negli occhi. La luce che svaniva. A osservare la sua stessa immagine che si degradava in quel mondo sprecato.
Lo Sceriffo non lo vedi, lo ascolti. Quasi come una voce fuori campo, che ricorda,  che non sa darsi conto di un mondo maledetto. Lo fa con una calma inaudita:


Anche dopo aver visto il film,
vale la pena.
E' un libro scritto con uno stile implacabile, che non fa sconti, non dà tregua. Cormac McCarthy è un pitbull che non molla mai la presa. 
Un modo di narrare che quaggiù ci sogniamo.

Da questo libro è stato tratto un capolavoro del cinema moderno, vincitore di quattro premi Oscar. E, suppongo, senza impazzire troppo a scriverne la sceneggiatura.

Se ti piace cosa leggo o cosa ne penso, c’è già una piccola probabilità che ti piaccia cosa scrivo.
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