giovedì 24 aprile 2014

fiesta - ernest hemingway

A Parigi una banda di viziati dissoluti, quasi tutti innamorati di Lady Brett Ashley, a sua volta viziata e dissoluta... E' la generazione perduta. Nessuno ne parla molto, ma la Grande Guerra glie la leggi a tutti sotto la pelle, come leggi l'ordito in una stoffa densa. Nessuno si lamenta, anche se Jake, protagonista ed io narrante, ne avrebbe tutti i sacrosanti motivi.
Ai personaggi di Hemingway è vietato lamentarsi. C'è Robert Cohn che soffre in silenzio la sua adorazione a senso unico per Lady Ashley e presto questo suo soffrire diventa inopportuno in quanto manifesto e quindi inaccettabile, in un attimo lui è il villano. Nessuno dei maschi di Hemingway è incline a raccontare per intero i suoi traumi, quei gnegenegnè cui siamo abituati oggi. Loro, piuttosto, fanno a cazzotti. Hemingway marca così la differenza tra un lettore e l'assistente sociale, tra uno spettatore che paga ed il lettino dello psicanalista.



Tra i bar parigini reduci anche loro da una belle epoque ormai appassita ed una Spagna fresca e bucolica, i nostri amici bevono, viaggiano, pescano, s'insultano. Fanno a cazzotti. Soprattutto bevono. Quantità mostruose di alcolici. Brett Ashley è la loro musa, per così dire, una magnifica viziata (lei sì che lo è) che s'incapriccia di scozzesi rubizzi quanto di giovani toreri.
I maschi spagnoli si fanno inseguire dai tori per le vie di Pamplona, mentre i  toreri veri simili a pallide madonne si fanno avvolgere la fascia sulla vita esile da devoti inservienti nelle stanze di un alberghetto di legno scuro.
Il solito tripudio di testosterone Hemingwayano? Curiosamente in questo primo romanzo Jake, io narrante ed eroe, è quello che di testosterone ne ha meno di tutti per via di un incidente, appena accennato in quel suo modo magistrale di dire le cose insostenibili: due battute secche, una risata, nessuna commiserazione. Ogni divinità è risibile. Figuriamoci il dolore! Figuriamoci gli attributi maschili. Figuriamoci presidenti morti.
“E' per questo che è scoppiata la Guerra Civile. Abraham Lincoln era checca. Era innamorato del generale Grant. E anche Jefferson Davis. Lincoln liberò gli schiavi per scommessa. Il caso Dred Scott fu montato dalla lega antialcolica. Col sesso si spiega tutto. La Colonel's Lady e Judy O'Grady sono lesbiche mascherate.”
Era il 1929. Ed è in queste cose che vedi lo stile di un genio già dall'inizio. Frasi brutali, quasi casuali, (per la frase casuale stucchevole... leggetevi i francesi e tanti auguri) punti al posto delle virgole. Dialoghi e frasi tagliati con l'accetta, realismo assoluto. Venti pagine di dialoghi? E sia, ma sempre più dentro la storia. Dentro un plot che
  badate bene:
non c'è
   Il plot non c'è, eppure Hemingway non ti molla, te la racconta così com'è, senza fronzoli, senza palle di natale, senza trama né turning point. Non ne ha bisogno. Possono anche non piacerti, i suoi, ma li vedi uno per uno. Gli conti i peli sul petto quando si sbottonano la camicia sudata dopo una bevuta o una rissa. Ma è opera tua. Solo tua. Lui, Hemingway, non affonda mai nelle sabbie mobili del dettaglio. Né si perde in marchingegni di trame.

Se ti piace cosa leggo o cosa ne penso, c’è già una piccola probabilità che ti piaccia cosa scrivo.

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