sabato 31 maggio 2014

perché gli svizzeri sono più intelligenti - jacopo fo - rosaria guerra

"In Italia, sotto i Borgia, per trent'anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri: e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e cos'hanno prodotto? Gli orologi a cucù."
(Orson Welles:'Il terzo uomo')
La memorabile e spiazzante battuta è del 1949. Oggi, nel 2014, a cento anni dall'inizio della prima delle due guerre mondiali, l'Europa è ancora una volta dilaniata da una guerra civile, dove due etnie si massacrano sobillate da potenze che vogliono esercitare il loro controllo sull'energia. A ben guardare, quei trent'anni sotto i Borgia citati da Orson Welles costituiscono più o meno la norma, nel nostro continente.



Ad ogni guerra centinai di migliaia, se non milioni di maschi abili venivano tolti dalla forza lavoro e mandati a crepare a suon di pifferi e tamburi per i capricci di qualche re in lite con qualche suo parente. Anche gli svizzeri andavano a combattere, ma non come sudditi di un isterico monarca: i contadini che avevano scacciato gli oppressori erano diventati dei professionisti della guerra ed erano in affitto a chiunque pagasse moneta sonante. Quei contadini a suon di ribellioni armate avevano indotto addirittura l'Imperatore tedesco a mettere giù le mani dalle loro terre e a scendere a patti con loro. E come combattenti si fecero riconoscere così bene in giro che a nessuno, tranne quel pazzo di Napoleone, passò mai in mente di invadere la Svizzera. Così, l'esercito più professionale d'Europa apparteneva ad un piccolo stato sempre più neutrale ed era finanziato - e addestrato-  direttamente dalle potenze europee. Mentre in Europa tutti continuavano a massacrarsi di botte ed a coinvolgere sempre di più le popolazioni civili, in Svizzera l'economia man mano cresceva. Ma anche la capacità diplomatica. Non era uno scherzo restare integri sul crocevia degli eserciti più potenti del mondo.
Poi la pace divenne un concetto totale, irrinunciabile:
"... E da quando il popolo svizzero ha cominciato a parlare di neutralità è scivolato sempre di più verso un profondo rifiuto della guerra. Un percorso che non si è mai arrestato. Sono state decine le guerre che gli italiani hanno patito da quando i cantoni hanno proclamato la loro neutralità. Sarebbe interessante riuscire a fare il conto dei danni economici che tutte queste guerre hanno causato in Italia. Credo che ne uscirebbe una cifra spaventosa. Tutte ricchezze che in Svizzera sono state tesaurizzate e fatte rendere. Migliaia di milardi di Euro che oggi ritroviamo nella qualità delle strade, nelle case, nella cura del territorio metro per metro. Il confronto è avvilente. La Svizzera è tutta curata come un giardino, mentre le nostre montagne franano a causa dei tagli intensivi dei boschi e della mancanza di opere di irreggimentazione delle acque, i fiumi sono ingorgati e ormai privi delle aree di esondazione, depredate da furbi e da speculatori. E grandi tratti di coste sono rovinati in svariati modi. E le nostre case sono costruite mediamente peggio di quelle svizzere con un basso livello di isolamento termico. Tanto per fare un piccolo esempio della ricchezza strutturale del territorio svizzero in Svizzera, lì si può praticamente raggiungere qualsiasi posto in bicicletta grazie a 3.300 Km di piste."
alla faccia del cucù...
Una medicina per chiunque creda che il nostro modo di pensare italico sia il più furbo di tutti e che il benessere collettivo sia solo... una mescola di furbizia e di fortuna.