domenica 31 agosto 2014

polizia - ancora jo nesbo

Cadaveri impalati sulla seggiovia, un thrill costante con cadute horror, di quelle disturbanti, che strizzano l'occhio (per fortuna senza esagerare) all'American Psycho di Brett Easton Ellis. Senza, mi sembra di capire, non si riesce più a piazzare una copia sugli scaffali. Né un videogame. Decisione editoriale o dell'artista?
  Quello di Nesbo è uno stile che ti tiene all'erta con dialoghi e descrizioni fulminanti. Ti tiene ben sveglio nel suo film senza mai precipitare nel linguaggio. Jo Nesbo, infatti, non è uno sceneggiatore che fa lo scrittore, Jo Nesbo è uno scrittore. Al massimo è un ex calciatore ed un rocker, ma non è uno sceneggiatore. Non lo è mai stato anche se ogni suo libro sa di film, sa di mescola buona per una grande pellicola. Nesbo non lo leggi, lo vedi. E questo è ciò che voglio io da uno scrittore. Ricordate Naipaul?

Vorrei una prosa trasparente, non voglio che il lettore inciampi su di me; voglio che lui veda attraverso le mie parole ciò che sto descrivendo. Non voglio che lui dica "Oh, santo cielo, com'è scritto bene!": sarebbe un fallimento
Ecco, Jo Nesbo scrive proprio così. Ma in Polizia senti puzza di corteggiamento: qualcuno deve averlo irregimentato su punti chiave e i turning point, per un 'libro costruito per il cinema'.  Anzi: per sequel e prequel. Mi rifiuto di credere che un autore di talento, capace di narrare a suon di dialoghi e pennellate dalle poche pretese, ma sempre perfette, decida di dedicarsi all'horror spicciolo, per chiudere con una richiesta di elemosina da prequel-sequel. Più in basso di Prometeus. Tutto, alla fine, puzza troppo di tavolino e di marketing, quello deciso da chi capisce solo soldi e ammazza l'anima d'ogni cosa con dogmi e certezze quasi sempre fallimentari.
Peccato, perché anche questo libro, pur lontano dal 'pettirosso' si legge tutto d'un un fiato. Senza attriti. Per gli amanti del genere (e di Nesbo) sicuramente un altro 'immancabile'.