mercoledì 3 settembre 2014

la fattoria dei malfattori - arto paasilinna

Se la curiosità per il nuovo e la gioia per le scoperte mantengono giovani la mente e lo spirito, quel pazzo di Arto Paasilinna ti fa sentire un bambino. Ma un bambino figo, arguto e dispettoso, siamo ben lontani dal moccioso nostalgico con il culto dei nani da giardino, qui si parla di fionde. Paasilinna e Tom Robbins, al quale chiedo scusa per essermi avvicinato così tardi, sono stati (almeno per me) la rivelazione letteraria del terzo millennio. Ed è un  bene che sia andata così, altrimenti non sarei mai riuscito a leggere tutto il resto, leggerei sicuramente Douglas Adams se fosse ancora vivo e produttivo, ma lascerei sugli scaffali il 'grande' Pennac senza rimorso alcuno. Insomma, se l'incontro fosse avvenuto prima, da quel momento in poi sarebbe stato come vivere in Polinesia ma andare in vacanza a Fregene.
E così mi sono tuffato nell'ultimo libro di Paasilinna, 'La fattoria dei malfattori', come se avessi vinto un viaggio. Jalmari Jyllänketo è un investigatore capo dei servizi segreti che si finge ispettore bio per intrufolarsi in una azienda agricola modello dove i fattori non la raccontano giusta. Meno di tutti la proprietaria, sulla quale circola la voce che abbia ucciso il marito. 



Qui l'investigatore si trova così maledettamente a suo agio da sentirsi in una sorta di paradiso in terra. E lo credo bene: natura incontaminata, le grazie di una splendida fanciulla e sane e abbondanti libagioni convincerebbero chiunque a fermarsi un po' nel distretto lappone di Turtola, in un ex kolchoz socialista lontano dal mondo anche metaforicamente, trasformato da imprenditori filosofi in una fiorente industria agricola del benessere, un inno dell'eco-sostenibile in stile kibbutz. 
Tutto bene? Ma neanche per sogno. E non ha senso svelare la trama, che è così assurda quanto ben congegnata, così piena di colpi di scena che finisci col credere che sia tutto vero. Credi che sia tutto almeno possibile e ridi di sana cattiveria, perché con questo libro Paasilinna, trascinandoti in una precipizio di situazioni surreali o grottesche, ti regala la gioia intellettuale di una vendetta perfetta. La narrazione scorre così bene che non ti accorgi più di quanto siano impronunciabili i nomi dei suoi personaggi, che anche qui sembrano fuoriusciti da qualche improbabile saga scandinava. Unico tra gli scrittori nordici Paasilinna si fa perdonare le apparizioni (ma soprattutto la permanenza ) di  persone che si chiamano Juuso Hiha-aapa o Jaakko Kilmäsaari, e lo fa con un arguto stratagemma: li nomina sempre, almeno all'inizio, tutti con il loro titolo: il vescovo tale, l'ispettore tal altro. Non è pedanteria, né piaggeria nei confronti del lettore straniero: è sana cattiveria. Nel ricordarci quale ruolo hanno nel libro e nel nostro immaginario, li apostrofa e li colloca con tutte le responsabilità nei confronti della società reale, e non fa sconti. Ne ha per tutti: prelati, banchieri, politici, teppa neonazi, teppa liscia e teppa dell'alta finanza, e ce l'ha su così bene che ti dimentichi l'ingenuità fanciullesca da sogno utopistico che sta alla base del suo lucido, surreale delirio dantesco, per regalarci l'inferno ed il paradiso che abbiamo spesso covato. In fondo anche questo libro è un altro di quei petardi che un bambino pestifero vorrebbe lanciare nel bel mezzo della cerimonia. No, che dico: fuochi d'artificio. Rasoterra, però.
Must read.


L'opinione di Mary Poppins

"La conoscenza approfondita che ha Paasilinna delle piante, dei metodi di coltivazione e dei prodotti della natura in generale prova l'amore che questi popoli nutrono per La Natura, in una terra che non è neanche così tenera con loro. E' una cultura diffusa, permeante. Tu, per esempio una cultura del genere ce l'hai solo sui coralli: non sai distinguere un acero da una betulla. In compenso, sono sicura che tu, come molti maschi, ti senti in grado di smontare e rimontare un aeroplano pezzo per pezzo solo per fornire prova di mascolinità, e la scena del tizio che vola su un aereo che non sa pilotare è di un surreale grandioso, spettacolare. Ma coglie perché estremamente realistica. E mi ricorda qualcuno..."


Se ti piace cosa leggo o cosa ne penso, c’è già una piccola probabilità che ti piaccia cosa scrivo.

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